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Eritrea

di Federica Berto

Quando si arriva la prima volta a Massawa di giorno, dopo aver attraversato quel lungo ponte che tanto richiama quello della Libertà che conduce a Venezia, la sensazione è di entrare in una città fantasma, nessuno per le strade, un caldo che brucia gli alveoli più profondi, edifici lacerati dai bombardamenti del 1990-1991, persone che sonnecchiano su vecchie brande all’ombra di muri sbrecciati o di tetti sfondati, odori che penetrano finanche i pori della pelle, macerie di ossimori architettonici ovunque e l’immaginazione che corre per sistemare i pezzi mancanti di questo gigantesco puzzle tridimensionale.

Mariuccia riprende gli edifici iconici di Massawa, l’Hotel Torino e la Banca d’Italia, il primo incredibilmente integro, ma perennemente serrato e il secondo con delle ferite incurabili, nel campo dal mare.

La Banca d’Italia, più vicina alle acque, è la più colpita, il rosone centrale sembra un grande oblò da cui strabordano acqua e pesci, l’hotel Torino invece è sommersa da solo la parte bassa e le acque presenti dei vortici che trascinano con sé anche la sabbia corallina delle spiagge vicine.

FIAT Tagliero

Ero con Mariuccia ad Asmara quando l’ambasciatore le ha commissionato una serie di quadri riguardanti l’Eritrea, ho assistito alla genesi di queste opere, ma non alla loro completezza. 

Era il 2009 e la Fiat Tagliero si trovava abbandonata in una delle vie principali di Asmara, strade che, dopo i primi giorni di ambientamento, non percorrevo più, in quanto i mezzi di locomozione che noi italiani abbiamo “regalato” all’Africa, sono quelli che noi non avremmo mai usato, troppo inquinanti, il fumo nero che esalava da queste carcasse stracolme di gente era per me un deterrente fortissimo e mi ha sempre accompagnato il pensiero del perché, invece di esportare le nuove tecnologie, di sfruttare il sole che lì non manca, abbiamo utilizzato l’Africa come discarica. E di fatto costringiamo i paesi in via di sviluppo a rifare tutti gli errori ambientali, che abbiamo compiuto noi, schiavizzandoli a forme di energia che non possiedono…divago…raramente quindi ripassavo per di lì e lo facevo solo per rivedere questo futuristico edificio tristemente abbandonato.

L’operazione di Mariuccia gli restituisce dignità, lo riconduce al periodo glorioso, elimina tutto ciò che lo circonda, non lo dipinge nemmeno nella sua interezza, cosicché chi non conosce questa ardita architettura ha subito la curiosità di capire come sia realmente e cosa abbia spinto l’ingegnere Giuseppe Pettazzi nel 1938 a progettarla e costruirla, seppur con grande perplessità da parte dei molti, che temevano che quelle immense ali, più di 16 metri non durassero a lungo, e che invece sono ancora lì e continuano a testimoniare sogni, voli pindarici, proiezioni verso il futuro, che oggi più che mai (Asmara è stata riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 2017) sono attuali. Mariuccia riprende le linee geometriche, immerge la testa fiera della Fiat Tagliero e una sua ala in un cielo dai mille blu che si possono ammirare nel corso delle ore del giorno e della notte.

FIAT Tagliero
FIAT Tagliero

Banca d’Italia e Hotel Torino

Il quadro dell’Hotel Torino è materico, in questa architettura esternamente intatta che mescola ricordi veneziani con quelli della multietnica Massawa. Mariuccia mescola il colore con la sabbia, donando al quadro unicità, spessore granuloso e punti di freschezza cristallina, inoltre aggiunge delle paglie comprende dalle donne al caravanserraglio e normalmente usati per la cesteria artigianale, che separa l’osservatore dal soggetto, come se assistito a questo sollevarsi delle acque da lontano, in un posto sicuro.

Il cielo è di lapislazzulo in entrambe le tele, gli azzurri e i blu contornano la scena, com’è in effetti a Massawa, dove questi colori si possono respirare come un mantra silenzioso e rilassante.

Le due tele però non sono presenti in un clima di tragedia, anzi, sono raccontate con un tono fiabesco, dovute alla morbidezza e alla sinuosità delle pennellate, si può osservare e fantasticare sui momenti di vita vissuti dietro i balconi chiusi, all’interno di quelle camere, di cui non sappiamo nulla o su come dobbiamo essere un tempo il panorama dal terrazzo della Banca d’Italia. Sembra di udire i discorsi ed altri tipi di flussi che riecheggiavano tra quelle imponenti architetture.

C’è un’accettazione della storia in questi dipinti, come il sorriso di un amico il giorno in cui è stato liberato dopo molti mesi passati in un carcere duro, senza conoscere il motivo, aveva perso il suo bel lavoro, non sapeva come fatto provveduto ai suoi tre figli, io sarei stata rabbiosa, ma lui sorrideva e, quando gli ho chiesto come sia stato così bello, mi ha dato la risposta che mi ha colpito di più in tutta la mia esperienza in Eritrea, ma che era quella giusta , quella che molti di noi nelle nostre vite è inutilmente stressata hanno dimenticato: sono estremamente felici perché sono vivi. Senza vita c’è il nulla. Questo ha fatto Mariuccia: ha cancellato il degrado storico, ha anticipato un futuro di perdita delle zone costiere, trasportando però tutto in una dimensione di sogno.

Banca d’Italia e Hotel Torino
Banca d’Italia e Hotel Torino
Mariuccia Roccotelli
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